NextInterview – Giammarco Sicuro e le barriere architettoniche

di Matteo Matassini.

 

There is no better way to start solving problems than asking about them.

This interview mark the beginning of our new series “NextInterview”, a series of… interviews, in English or Italian, made by our members to dive into the numerous, kaleidoscopic issues that concern the public sector.

Some of them have long been debated and they’ve become buzzwords on media, but very often we lack a fundamental insight: the one of the people that work to tackle these issues.

Some others instead are seldom in the spotlight. In this case we hope that our interviews will be able to raise awareness and create a debate.

Enjoy!


Non c’è modo migliore di iniziare a risolvere i problemi che fare domande su di essi.

Questa intervista segna l’inizio di “NextInterview” una serie di… interviste, in inglese o italiano, preparate dai nostri associati per investigare le numerose, caleidoscopiche sfide del settore pubblico.

Alcune di esse sono già state dibattute a lungo e sono ricorrenti nei media, ma molto spesso manca un punto di vista importante: quello delle persone che lavorano in prima persona per affrontare queste problematiche.

Altri argomenti sono raramente sotto i riflettori. In questo caso ci auguriamo che le nostre interviste possano creare consapevolezza e far nascere un dibattito.

Buona lettura!


Giammarco Sicuro è un giornalista Rai. Si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Firenze ed ha proseguito i suoi studi presso l’Istituto per la formazione al Giornalismo ‘Carlo Bo’ dell’Università di Urbino. Dopo un breve periodo come giornalista per Sky Italia, approda alla redazione del Tg Rai Toscana nel 2008. Dal 2013 lavora presso la redazione del Tg2 Rai a Roma, dove si occupa di cronaca, approfondimenti ed inchieste per rubriche e dossier.

 

  • Iniziamo la nostra intervista parlando delle barriere architettoniche e la situazione italiana. La loro presenza è giustificabile dall’antichità della pavimentazione e dalle strutture presenti nelle nostre città? O è un sintomo della mancanza di interventi necessari e attuabili?
  • Dobbiamo partire dalla premessa che le strutture dei nostri centri storici non sono facili da adattare alle esigenze di un disabile. Questo non giustifica il fatto che non dobbiamo fare tutto il possibile per mettere nelle condizioni chi non può muoversi come un normodotato di vivere una vita normalissima. Nella mia Firenze ci sono vie strette, marciapiedi alti, che rendono difficile l’utilizzo di una carrozzina o l’entrata nei musei e negli edifici. Le tecnologie per ovviare a questo problema esistono, credo che lo Stato debba garantire il libero accesso almeno agli uffici pubblici.

 

  • Si tratta quindi di un fatto di volontà politica.
  • Ho avuto modo di fare alcuni servizi in alcune città, come Trieste. Il Castello di San Giusto, che si trova in cima ad una rocca, ha un accesso molto difficile, dovuto ad una rampa con gradoni. Allo stesso tempo c’è un montacarichi, non fruibile ai disabili perché serve solamente per trasportare materiali. Ciò fa capire che a volte non c’è attenzione al sistema e non si pensa che si potrebbe convertire per l’accesso ai disabili, mentre creare strutture ex novo risulterebbe ancora più difficile.
  • Considerando il focus della nostra associazione, ossia la pubblica amministrazione, come le è sembrato l’approccio del personale che gestisce i servizi di pubblica utilità (verso persone con disabilità?Le sono sembrati preparati a gestire questo tipo di situazioni?
  • Molto dipende dall’atteggiamento che i cittadini delle varie parti d’Italia hanno per loro tradizione e carattere. Al sud ho notato più disorganizzazione ma molta più cordialità: gli addetti si sono fatti in quattro per trovare una soluzione al problema. Si cerca di ovviare ad una disorganizzazione che è quasi totale: a Napoli e a Palermo ho avuto la sensazione che l’addetto di fronte a me (che sedevo su una carrozzina) si sentisse quasi impaurito, pensando di non sapere gestire la situazione; poi ci siamo arrangiati, chiamando in aiuto altre persone che mi hanno sollevato di peso. Generalizzando, direi che al nord il personale è più preparato ma meno flessibile e disponibile all’aiuto.

 

  • Beh, pensavo che Roma fosse una città molto accogliente verso chi ha difficoltà.
  • Roma in realtà ha grandissime difficoltà per la mobilità dei disabili, gli investimenti per portarla ai livelli delle altre capitali europee sarebbero veramente ingenti. Forse il momento più difficile l’ho vissuto lì, alla fermata metro del Colosseo: per mancanza di ascensori sono stato costretto ad allungare il percorso e optare per i mezzi di superficie.

 

  • Nel settore privato, invece, c’è maggiore attenzione verso questa fascia di clienti?
  • Quando ero in carrozzina ho visitato anche molti musei privati. A differenza di quelli pubblici, per la loro sopravvivenza hanno bisogno di accogliere il maggior numero di visitatori e quindi si fa il necessario per garantire l’accessibilità a tutti. Io ho realizzato molti servizi in collaborazione con associazioni di disabili, che sono una potenza nel mercato del turismo e possono fare lobbying e pressione per investimenti in tal senso. Le fondazioni sono molto sensibili a questo argomento, mentre il pubblico fatica sempre di più a mettere a bilancio interventi che riguardano adeguamenti per le persone disabili. Ho trovato molte più difficoltà negli esercizi commerciali che non avevano neanche gli scivoli per superare un banale gradino e risultava spesso impossibile andare in bagno. Per decenni in Italia si è fatto finta di non vedere problemi che sono sempre esistiti. I disabili sono una comunità importante dal punto di vista di indotti. Se non vogliamo esaminare la questione da un punto di vista umanitario ma prettamente economico, la presenza di barriere architettoniche rappresenta una diminuzione delle potenziali entrate per i negozianti.

 

  • Le persone che ha incontrato quando si è calato nel ruolo di disabile l’ hanno aiutata? L’aiuto dei passanti è stato superfluo o spesso necessario per superare le barriere?
  • Io ho realizzato questi servizi sia immedesimandomi nel disabile sulla sedia a rotelle sia seguendo persone ormai disabili da tempo. Nel primo caso, l’intento era quello di raccontare le difficoltà di una persona potenzialmente senza disabilità che improvvisamente si scontra con le difficoltà che questa nuova situazione comporta. Invece una persona che si trova in questa situazione da anni sviluppa delle strategie per superare le difficoltà. Resta comunque una vita complessa e nella pianificazione delle città non si è fatto altro che aumentare queste difficoltà. Ho trovato in alcune situazioni grande solidarietà, a partire dal semplice passante che mi sollevava, e altre di totale indifferenza. E’ difficile trarre un giudizio netto: gli autisti del bus talvolta sono scesi di persona per aiutarmi se la rampa non funzionava, mentre in una città del nord l’autista del tram appena mi ha visto mi ha trattato in malo modo dicendo che non potevo entrare, mandandomi via.

 

  • Quindi in generale i mezzi pubblici come le sono sembrati: adeguatamente attrezzati o presentavano delle carenze? Se presenti, le attrezzature per disabili erano in funzione o guaste?
  • Bisogna fare delle distinzioni. Quasi tutti gli autobus che ho trovato erano in possesso di rampe, che però erano state scarsamente usate e quindi necessitavano di manutenzione. Come spesso succede in Italia, viene comprato un bene pubblico ma non viene adeguatamente conservato o utilizzato. Le infrastrutture sono spesso presenti, come gli ascensori nelle stazioni delle metropolitane. Tuttavia, come a Roma o a Genova, questi risultavano guasti e non in funzione da diversi mesi.

 

  • Lei ha avuto esperienze italiane. All’estero le è sembrato che ci fosse una situazione diversa, una sensibilità politica maggiore o simile all’Italia?
  • All’estero è un po’generico come termine di paragone, bisogna vedere di quali nazioni si parla. Noi abbiamo delle difficoltà non trascurabili dovute alla morfologia del territorio, molte città sono costruite in collina o montagna, con dislivelli e con vie molto strette. In Germania, dove il territorio è pianeggiante e gli edifici sono più moderni, il disabile riesce a muoversi molto più liberamente.

 

  • Immagino che per il suo lavoro avrà avuto modo di visitare molte città italiane: quale potrebbe definirebbe come la più all’avanguardia e sensibile al tema?
  • Le associazioni di disabili con le quali ho collaborato mi dicono che Milano sia una di quelle più all’avanguardia per l’accessibilità, anche se io personalmente non ho una conoscenza specifica della città. Tra le città in cui ho realizzato i servizi, Trieste è quella che forse si avvicina di più agli standard europei, sebbene alcuni mezzi di trasporto, come il tram storico, andrebbero adeguati. Parlando con i cittadini e gli impiegati, ho riscontrato reazioni diverse. In alcuni città, le  mie osservazioni venivano accolte con una certa stizza e polemica. Questo è segno che i problemi sono percepiti come tali e, probabilmente, c’è una certa sensibilità al tema e significa che alcuni lavori in tale senso sono stati compiuti. In altri casi, l’assenza di reazioni forti di fronte alle difficoltà dei disabili è segno di noncuranza e mancanza di sensibilità

 

  • La convenzione dell’ONU per i diritti dei disabili, ratificata dall’Italia nel 2009, sancisce i diritti di parità di opportunità, accessibilità ed indipendenza. Secondo la sua opinione, queste condizioni sono raggiungibili o come, molte delle convenzioni ONU, ancora utopistiche?
  • Gli obiettivi sono senza dubbio utopistici, ma si cerca di tenere l’asticella alta e di stimolare un cambiamento, ottenendo almeno in parte ciò che ci si prefigge. Sarà difficile arrivare ad un livello di totale accessibilità: in ogni caso, i mezzi ci sono e la sensibilità a tali tematiche è aumentata. Bebe Vio, la schermitrice italiana, sta facendo molto in questo senso. Tra l’altro lei è stata l’ultima a lanciare l’allarme che la Capitale non è in grado di accogliere degnamente le persone con disabilità.

 

  • Per quanto riguarda invece le disabilità legate alla vista qual è la situazione? Ritiene che ci siano disabilità più complesse delle altre?
  • Ho un carissimo amico non vedente che gira l’Europa, mi dice che va a ‘’vedere’’ le partite di calcio o a lanciarsi col parapendio. Non credo che ci siano disabilità più o meno impattanti, i disabili sono dotati di una straordinaria capacità di superare quelli che per noi, nei loro panni, sembrerebbero ostacoli insormontabili. Questa straordinaria capacità non deve farci dimenticare che comunque non debbano essere aiutati e dotati delle attrezzature che ne facilitino le attività quotidiane.
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