Fundraising: la professione del futuro

di Melissa Giorgio.

“Professione Fundraiser. Ruolo, competenze, strumenti e tecniche” é il titolo del libro che Elena Zanella ha presentato nell’ambito del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, tenutosi presso l’università Bocconi il 6 e il 7 ottobre. Elena Zanella è consulente per la comunicazione e il marketing, formatore, blogger e, appunto, fundraiser. Il suo blog, Nonprofit Blog è un punto di riferimento prezioso per professionisti del terzo settore in Italia. Nel 2013 riceve il riconoscimento di fundraiser dell’anno, il premio IFA Italian Fundraising Award 2013, e nell’ottobre dello stesso anno è nominata per il Global Awards for Fundraising diventando uno dei primi tre fundraiser più virtuosi al mondo.

L’incontro ha stimolato più di una riflessione su questo tema e mi sono posta una domanda: chi è precisamente un fundraiser?

Innanzitutto mi sono affidata al sito internet dell’ASSIF, l’Associazione Italiana Fundraiser la quale sottolinea che una definizione univoca di tale professione non c’è. Si tratta di una figura “che opera in modo professionale ed etico nella definizione e realizzazione delle strategie di comunicazione sociale, marketing sociale e raccolta fondi per organizzazioni del non profit”. Si può leggere, inoltre, che è possibile distinguere diverse tipologie di fundraiser: il fundraiser professionista è il manager della raccolti fondi, si occupa della pianificazione strategica e coordina l’attività di raccolta fondi, il professionista del fundraising, invece, gestisce la parte tecnica collegata alla raccolta; l’operatore del fundraising raccoglie concretamente i fondi in settori specifici e il consulente del fundraising accompagna dall’esterno la pianificazione strategica.

Si evince facilmente che non si tratta di una professione monofunzionale: il fundraiser assiste il personale in campo amministrativo per le sue attività di raccolta, crea sistemi d’archivio per la ricerca e la registrazione dei donatori, forma e supervisiona il personale di supporto, realizza programmi di relazioni pubbliche, implementa programmi per la promozione della mission societaria, prepara i contenuti e i materiali per i programmi di fundraising, effettua ricerche e verifiche sui dati.

Nel 2014 si è svolto il primo censimento dell’ASSIF. I dati anagrafici raccontano che il 64,7% dei fundraiser è donna, l’età media è di circa 41 anni e la provenienza geografica è distribuita soprattutto tra Lombardia, Lazio, Piemonte ed Emilia Romagna. I settori nei quali queste figure operano sono soprattutto la cooperazione e solidarietà internazionale, l’assistenza sociale e la protezione civile, la sanità, l’istruzione e la cultura. Il 70% dei fundraiser è membro interno della società per la quale lavora, il 22% occupa la posizione di consulente esterno e l’8% offre lavoro volontario. Il lavoro si svolge nelle aree aziendali della comunicazione e del marketing, delle pubbliche relazioni, delle risorse umane, negli uffici stampa e nelle amministrazioni. Dal censimento sono state estratte cinque differenti tipologie di lavoratori nell’ambito del fundraising:

  • i cosiddetti fundraiser per caso, coloro che lavoravano già nel campo del no profit, magari nell’area della comunicazione, e sono entrati in contatto con l’attività di fundraising;
  • i padri fondatori del fundraising italiano, ovvero coloro i quali hanno iniziato ad occuparsi di raccolta fondi quando nessuno in Italia sapeva ancora cosa comportasse questa attività;
  • i fundraiser in erba, invece, che sono alla prima esperienza lavorativa e si sono formati proprio per avere una chance in questo campo;
  • i consulenti, cioè coloro che lavorano per ogni tipo di organizzazione mettendo a disposizione le proprie conoscenze;
  • infine, i “paladini” della raccolta fondi, ovvero coloro i quali si occupano del fundraising in tutta la sua implementazione, dalla strategia alla raccolta, combattendo con i vincoli di bilancio.

Dopo aver analizzato i numeri, essersi resi conto della grandezza e della varietà del fenomeno, è spontaneo porsi una seconda domanda: perché è importante dare attenzione alla professione del fundraiser?

In primo luogo, il settore del non profit, con oltre un milione di posti di lavoro retribuiti e un impatto economico pari a circa il 3% del PIL (numeri simili al settore agricolo), ha reagito bene alle conseguenze della crisi finanziaria, ed è proprio la professione del fundraiser la più richiesta in questo campo. Il no profit è un settore chiuso all’interno di un mercato molto competitivo, la piazza italiana è formata da tante piccole-medie organizzazioni poco consapevoli, di conseguenza ognuna deve trovare il proprio carattere distintivo e renderlo il fulcro della propria attività: per fare la differenza bisogna avere grande cognizione della propria natura e degli obiettivi societari, è necessario utilizzare la comunicazione e la cultura aziendale per mantenere il proprio valore. In questo scenario, il fundraiser si propone di contribuire all’aumento di tale consapevolezza apportando know-how e svolgendo una funzione integrativa:  lavora trasversalmente tra le aree aziendali del marketing e della comunicazione, passando ovviamente attraverso la vera e propria attività di raccolta fondi. Il fundraising coinvolge la pianificazione di obiettivi, la gestione del budget, la comunicazione, l’organizzazione di eventi e di campagne sociali. É uno strumento di cittadinanza perché si offrono partecipazione, investimenti e impatto sociale! Comporta la creazione di network e relazioni sia con le aziende partner che con le persone. Il fundraiser è importante perché svolge una professione articolata e sempre più ricercata, non solo nelle no profit nostrane ma anche nei paesi in via di sviluppo.

Come prima risposta alla nostra domanda troviamo, quindi, la crescente importanza del settore no profit nel nostro Paese e l’importanza che il ruolo del fundraiser, grazie al suo essere polifunzionale e al suo contribuire alla realizzazione di obiettivi di varie arie strategiche, ricopre in tali organizzazioni.

In secondo luogo, è necessario menzionare il ruolo che la figura del fundraiser sta iniziando a svolgere nella pubblica amministrazione. In un contesto provato dalla crisi finanziaria e dalle ristrettezze economiche, questa figura professionale si pone come soluzione ai problemi del settore pubblico. L’amministrazione in genere non è abituata a chiedere all’esterno risorse e comunque è tenuta a motivare tali richieste: il fundraiser che si colloca in questo ambiente aiuta a capire cosa chiedere, a chi, in che modo farlo e soprattutto a spiegarne i motivi. Svolge un ruolo strategico, ovvero capisce le necessità della pubblica amministrazione e implementa il processo di ricerca e ottenimento delle risorse necessarie al raggiungimento degli interessi comuni.

Dopo aver cercato di rispondere ai due quesiti che mi sono posta su questa “nuova” professione, credo sia necessario, o almeno giusto, dare il mio punto di vista. Ho assistito personalmente alla conferenza di Elena Zanella e devo ammettere che ha stravolto il mio concetto di fundraising: credevo si trattasse di una professione statica, poco entusiasmante, invece ho scoperto che nasconde tante diverse sfaccettature. Il fundraiser ricopre un ruolo nevralgico all’interno di organizzazioni no profit, non solo perché questa tipologia di associazioni necessità di fondi per raggiungere i propri obiettivi, ma soprattutto perché è un trait d’union tra tutte, o quasi, le aree aziendali che implementano le attività statutarie. Una figura professionale che raccoglie fondi, pianifica l’attività finanziaria, controlla le fonti future, sa leggere i bilanci, collabora con le aree comunicazione e marketing. É sicuramente necessaria all’organigramma societario e può dare un grande contributo al perseguimento della mission societaria. In più, da persona che a breve si affaccerà concretamente nel mondo del lavoro, non posso non guardare alla crescente importanza del fundraising nel mondo del non profit, ma soprattutto in quello della pubblica amministrazione italiana. Quindi il fundraiser è una figura professionale nuova, versatile nell’attività svolta all’interno delle società e sempre più richiesta dalle organizzazioni non profit e dalla pubblica amministrazione: è la professione del futuro, un futuro molto prossimo!

Concludo con una citazione di Elena Zanella che dovrebbe racchiudere, poeticamente, le skills del perfetto fundraiser: “ci vuole testa, un approccio pragmatico, ma in questo lavoro si riesce solo se c’è tanta passione”.

 

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Fonti:

  • Elena Zanella, Professione fundraiser: ruolo, competenze, strumenti e tecniche. Pubblicato da Franco Angeli, collana manuali. 2015
  • Sito Associazione Italiana Fundraiser
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