Rendering del ponte sullo Stretto di Messina

Il ponte sullo stretto: ultima chance per far ripartire l’economia

di Alessandro Marcotulli.

Lo scorso 27 settembre il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato di voler rilanciare la costruzione del ponte sullo stretto per collegare Reggio Calabria a Messina. A molti esponenti politici delle opposizioni questa è sembrata una boutade tipica dei Governi Berlusconi, ricordando di quanto si è parlato di questo progetto ma nulla si è fatto. Secondo le opposizioni, infatti, le priorità dell’Italia sembrano altre: combattere la disoccupazione giovanile, restaurare le infrastrutture già esistenti, occuparsi di pensioni, dimuire il cuneo fiscale per le imprese e ricostrire i paesi che sono stati vittima del terremoto. Tutti progetti ideali per migliorare la condizione sociale dei cittadini.

Ma siamo sicuri che puntare solo su questi progetti permetterà all’Italia di uscire dalla stagnazione economica degli ultimi otto anni? I governi Monti, Letta e Renzi hanno fatto il possibile finora per ridurre la spesa pubblica: l’Italia è infatti tornata ad avere un avanzo primario, ma il rapporto debito/PIL continuerà a salire se il PIL non tornerà a crescere. L’economia reale deve rinascere e la parola chiave per permettere ciò è “innovazione”.

Una grande opera pubblica come il ponte sullo stretto, che non ha precedenti sul nostro territorio, potrebbe essere un’ottima occasione. Spesso ci lamentiamo di un meridione arretrato rispetto al Nord e di una Sicilia abbandonata al suo destino. Questa è la nostra chance per far evolvere il Sud alla velocità della luce. In treno i siciliani risparmierebbero un’ora e mezza circa per raggiungere la Calabria, e questa sarebbe una soluzione molto più economica per i commerci che così eviterebbero i costosi traghetti e aerei. Un’opera del genere darebbe risalto della nostra immagine all’estero e Sicilia e Calabria diventerebbero più attrattive sia per il turismo che per gli investitori.

Nel 1986 venne costruito sul Golfo Persico il Ponte Re Fahd, un’infrastruttura lunga ben 25 km per collegare l’Arabia Saudita al Bahrein. Quest’opera ha permesso all’isola araba di evolversi velocemente rafforzando i commerci con il resto del continente e di poter crescere come il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti.

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King Fahd Bridge. Fonte: Google Maps

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Il tasso di disoccupazione in Italia è intorno all’11,4%, ben sopra alla media europea. La stima del PIL è stata ribassata al +0,8% per quest’anno e l’unica soluzione sembrerebbe spendere per produrre. I costi di quest’opera sarebbero maggiori di 10 miliardi di euro, importo difficile da trovare, ma il Premier, durante il suo discorso per celebrare i 110 anni dell’impresa di costruzioni Salini-Impregilo, si è detto pronto per questa sfida, che porterebbe 100.000 nuovi posti di lavoro e proietterebbe l’Italia verso il futuro. Anas, proprietaria della società “Stretto di Messina” ha annunciato la disponibilità per ripartire con il progetto se il governo darà l’ok, soprattutto ora che a fine anno sarà terminata la Salerno-Reggio Calabria.

Questa può essere davvero l’ultima occasione dopo otto anni di crisi per rilanciare il nostro paese. Un grande progetto per far uscire l’Italia dalle sabbie mobili e tornare ad essere protagonisti in Europa.

 

Alessandro Marcotulli, studente al secondo anno di Economia e Finanza presso l’Università Bocconi di Milano, è associato in nextPA dal 2015.

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