Italia, qual è la tua visione di Paese?

Italia, qual è la tua visione di Paese?

di Federica Bandera.

Macron e Le Pen, Merkel e Schulz. Importanti Paesi europei, importanti appuntamenti elettorali. Ma non è solo questo ad accomunare Francia e Germania, anzi.

Se guardiamo ai nostri vicini di casa europei, quello che appare estremamente chiaro a tutti, persino a noi italiani che siamo sempre moderatamente allergici ad alzare lo sguardo e ad allargare la nostra visuale oltre i confini nazionali, è che la battaglia politica che si consumerà nei prossimi mesi elettorali sarà caratterizzata da visioni politiche forti sul proprio Paese e sull’Europa. Evidentemente più allineate in Germania, fortemente contrapposte invece in Francia.

Tornando al contesto italiano, si è svolta ieri la direzione del Partito Democratico. E nonostante, anche questa volta, il partito guidato da Renzi abbia tentato di porsi aldilà della banale discussione sul timing elettorale, proprio la data delle elezioni è stato l’argomento principale che ha guidato la discussione interna dell’assemblea.

Lo scontro fra maggioranza e minoranza è, nuovamente ed incessantemente, sul termine della legislatura. Bersani, ormai con un seguito sempre più ampio, chiede con vigore che Governo e Parlamento portino a compimento il proprio mandato nel 2018. La maggioranza sembra tentennare, in bilico fra la volontà di andare al voto ed il conseguente ricatto di una possibile scissione interna.

È però evidente che, come sottolineato anche ieri da alcuni esponenti del PD, quello che latita davvero nella discussione politica a tutti i livelli, la protagonista nascosta ormai da tempo nel ripostiglio degli argomenti troppo caldi per essere affrontati, è la visione.

Qual è la visione di Paese e di Europa del partito democratico? Qual è la visione di Paese e di Europa delle opposizioni?

Queste ultime, che tacciano di irresponsabilità il partito al Governo, artefice del rinvio dell’appuntamento alle urne, sarebbero pronte a proporre un programma politico chiaro, completo e realizzabile?

Interrogativi che si pongono per una ragione precisa: dopo che sono trascorsi ormai più di due mesi dal referendum, l’Italia naviga in un limbo di incertezza. Un’incertezza incentrata sui tempi elettorali, non sulla ricerca di soluzioni a problemi, che causa a sua volta non decisioni, che, nuovamente a loro volta, causano incertezza.

Come uscire da questo circolo vizioso è la vera domanda. E la risposta si articola su più punti.

Primo fra tutti, che qualunque essa sia, è necessario compiere una scelta: la classe politica dirigente deve, con senso di responsabilità verso i cittadini tutti, porre un termine alla propria esitazione. È tempo di decidere immediatamente quale senso attribuire al Governo Gentiloni: un Governo di passaggio, in attesa del voto a primavera 2017, o un Governo con poteri ordinari, che abbia la forza per lavorare al pieno delle proprie capacità e possibilità, senza dover sottostare al continuo ricatto sulle tempistiche elettorali e senza dover ricorrere esclusivamente a provvedimento emergenziali.

Di conseguenza, poi, eliminare o ridurre l’indecisione sul timing permetterebbe forse di aprire finalmente le menti e le ambizioni politiche a ciò che è più rilevante. Con un Paese che si chiede quotidianamente quale direzione prendere all’interno di uno scenario politico, economico e sociale sempre più complesso, chi si candida a governarci ha l’onere di porsi come guida.

E chi ha l’ambizione di porsi come guida dell’Italia deve essere in grado di proporre un’idea di Paese. Non solo qualche semplicistico statement, non un frustrante e monotono confronto su quando votare, ma una discussione sul ruolo che vogliamo avere in Europa e nel mondo.

Che a causare tutto ciò sia lo scontro elettorale o il pressing esterno o, ancora, l’imminente Congresso del PD, poco importa: ciò che importa è che si ponga fine all’incertezza e si discuta di contenuto, non solo di processi politici.

 

Federica Bandera, laureata in Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche e Internazionali presso l’Università Bocconi, è una delle fondatrici di nextPA, di cui è stata la prima Presidente dal 2013 al 2015.

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