Milano s’è desta: pianificazione urbana e grandi eventi

Evento – Università Bocconi, 24 novembre 2015

Per gentile concessione di Gregorio Stano.

Milano s'è desta

di Valerio Langè.

Mescolare un vicesindaco metropolitano e un digital media PR con l’ausilio di un professore di economia. Pubblico quanto basta. Dopo aver lasciato riposare qualche istante, domandare appassionatamente. Sfornare dall’aula a polemica ancora calda.

Questa la ricetta dell’evento che ha visto graditi ospiti di nextPA il dottor Eugenio Comincini, vicesindaco metropolitano di Milano, e il dottor Giacomo Biraghi, digital media PR di Expo 2015 s.p.a., moderati appunto da Alex Turrini, professore associato di economia delle aziende pubbliche e non profit.

Pianificazione urbana e grandi eventi. Un tema ampio, senza dubbio, e sufficientemente vago da garantire agli ospiti la libertà di dare il meglio.

Innanzitutto, su sollecitazione del professor Turrini, uno spaccato della vita di un vicesindaco metropolitano che è anche sindaco di Cernusco Sul Naviglio. Una vita che si cerca di programmare ma che viene alla fine programmata dagli eventi e dalle circostanze. Da bocconiani, ci sentiamo molto vicini al dottor Comincini.

Poi, la pianificazione urbana. Non tanto un documento, ma il risultato di tanti strumenti programmatici, dal PGT al PEG, passando per il DUP e il Piano della performance, abbinati a caratteristiche morfologiche e alla visione politica. Così, Cernusco ha avuto uno sviluppo coerente e armonioso grazie all’assenza di infrastrutture divisive (come può essere un’autostrada, ad esempio, che può tagliare in due il centro abitato) e alla presenza del Naviglio, elemento caratterizzante del centro cittadino. Inoltre, ha sottolineato Comincini, le Giunte che si sono susseguite alla guida del Comune hanno sempre avuto un’unica idea dello sviluppo urbano del paese, distinguendo nel tempo le aree residenziali al centro dalle zone industriali e agricole verso i confini del territorio.

Grandi eventi. Bastano due parole e certamente pensiamo a Expo; per questo, abbiamo invitato il brioso (e ritardatario) manager che ci ha esposto un’analisi in salsa inglisc dell’esposizione universale. Un vero e proprio “pezzo” teatrale, che coglie e articola un concetto per nulla banale: Expo è stato un evento forte in virtù della sua debolezza. Sembra una riproposizione della seconda lettera ai Corinzi (2Cor 12, 9), ma si parla di tre aspetti fondamentali.

Italian pop: non importa se hai 5 lauree o solo 5 euro e un languorino, a Expo comprerai un cappello cinese e mangerai le patatine belghe.

Offline is the new black: un selfie, qualche tag, ti geolocalizzi… Ma lo spettacolo dell’albero della vita non lo guardi dallo schermo del cellulare: apri bene gli occhi e lasci lo smartphone in tasca.

The Italian way: non ci servono hamburger o sushi, abbiamo il Parmigiano e la pizza, e ce li invidiano.

Questi gli insegnamenti, preziosi, che abbiamo raccolto. Ma, ormai va di moda, vogliamo valutare anche i docenti.

TURRINI – La voce della curiosità, più “umana” che accademica.

BIRAGHI – Come l’acqua frizzante: più gustosa della naturale, ma se troppo gassata, pizzica.