Punti di vista: il lato della politica

di Valerio Langé.

Scrivo un articolo sulla Pubblica Amministrazione. E fin qui, tutto bene. Il punto è… chi sono io per farlo? Voglio raccontarvi qualcosa sulla PA da un punto di vista inusuale, quello del politico. Quindi in un certo senso un utente della PA, ma che sta all’inizio della catena, mentre il cittadino si colloca all’estremità finale della filiera burocratico-amministrativa.

Per farla breve, sono stato eletto consigliere comunale in un Comune di circa 9000 abitanti sulla sponda lombarda del lago Maggiore; sono il membro più giovane del Consiglio Comunale e ho ricevuto dal sindaco la delega alle Comunicazioni Istituzionali. Trascorro in municipio circa due giorni a settimana. Che faccio in municipio? Raccolgo informazioni sulle varie vicende che attraversano gli Uffici, preparo le bozze di un periodico mensile che abbiamo lanciato da qualche mese, discuto con il sindaco nuovi modi per coinvolgere la cittadinanza e dò le disposizioni affinché gli Uffici competenti li attuino. Per esempio, ieri ho stabilito, assieme all’ufficio Affari Generali, i passi da fare per migliorare il sito web del Comune e coordinare i canali di comunicazione con i cittadini.

In queste righe cercherò di rappresentare alcune delle situazioni in cui spesso mi trovo, per trarne poi qualche lezione.

La macchina amministrativa del Comune conta circa trenta persone, tutte maggiori di trent’anni, a cui posso dare del lei senza imbarazzi anagrafici e che mi chiedono di potermi dare del tu perché “hai l’età di mio figlio”. Alla fine ci diamo del tu, ma quando mi presentano a qualcuno torno a essere all’improvviso il consigliere Langè. Sono anche il dottor Langè, in qualche mail. Il clima è professionale, ma cordiale. Diventa informale dopo un’oretta di permanenza nello stesso ufficio e allora ci si scambia qualche battuta.

Questo è il primo punto: mai troppa confidenza, perché non siamo al bar. Ma se la confidenza aiuta a capirsi meglio e più rapidamente, ben venga. Correttezza, sempre.

L’esperienza che il personale ha accumulato aiuta a implementare scelte innovative. E le idee innovative, l’energia per proporle e sostenerle è più facile vengano dai giovani. C’è una complementarietà che a me sembra felice e provvidenziale. Senza l’esperienza e la sensibilità che ha il personale amministrativo, io rischierei di fare grandi pasticci, o impiegherei secoli a risolvere problemi stupidi. D’altra parte, alla politica viene chiesta chiarezza nelle scelte: spesso il personale amministrativo si è trovato a dover decidere al posto dei politici. Con gli uffici parliamo del “come”, ma il “cosa” deve già essere chiaro. Solo in via eccezionale e con gli impiegati con cui sono più in sintonia, mi permetto di chiedere pareri sul “cosa”.

E questo è il secondo punto: la PA si occupa dei mezzi, la politica stabilisce i fini. Ma ogni tanto, con prudenza, possiamo fare eccezione. Ma con chiarezza.

Ultimamente c’è molta sfiducia nei politici di professione; dove si è tentato di sostituirli con dei “semplici cittadini”, forse la situazione si è addirittura aggravata. Io sono fortunato, perché nel personale amministrativo trovo collaboratori leali. Mi rendo conto che avrebbero tutti gli strumenti per ostacolare, rimandare o almeno scoraggiare le scelte politiche che proponiamo, ma questo non avviene. Ci sono aspettative molto alte in capo alla nuova Amministrazione, ma anche molta voglia di aiutare a cambiare passo, a svoltare. Nel mio settore, mi rendo conto che gli uffici a cui mi rivolgo cercano di facilitarmi in ogni modo. L’età aiuta: chi direbbe di no a un bambino che vuole giocare? Questo clima favorevole aiuta molto l’elaborazione di nuovi approcci e soluzioni, anche a problemi irrisolti da tempo.

Eccoci al terzo punto: la leale collaborazione.

Nelle tre “vignette” che ho tentato di disegnare c’è un tema ricorrente che è il vantaggio legato alla mia giovane età (giovane rispetto all’età media del personale amministrativo). Una caratteristica che condivido con molti dei lettori, immagino.

In Skyfall, c’è uno scambio di battute tra James Bond, il vecchio, e Q, il giovincello; Q dice “l’età non è una garanzia di efficienza” “E la giovinezza non è garanzia di innovazione”.

In questo periodo di rottamatori e rottamati è bene chiedersi cosa conti davvero, se l’età o che altro. Io dico che Q e 007 hanno ragione, ma aggiungo una terza battuta: “però aiuta”. Certamente la cosa pubblica ha bisogno di persone valide che se ne occupino. Non necessariamente giovani. Però aiuta.

E solo mettendo assieme nuove idee ed esperienza in un contesto di correttezza, chiarezza e leale collaborazione si ottiene un’innovazione utile al bene comune.

 

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