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Palazzo Marino - Comune di Milano

Milano 2016: tra politica e pubblica amministrazione

di Davide Galli de Paratesi e Gaia Rovelli.

Milano si sa, è una città che non si ferma mai: se il 2015 si è svolto interamente all’insegna di EXPO, il 2016, seppur appena iniziato, si presenta già come un anno altrettanto caldo e all’insegna di novità e cambiamento. Tra i circa 1.343 comuni che quest’anno vedranno rinnovarsi la leadership politica, rientra infatti anche il capoluogo lombardo.

L’esito delle amministrative 2016, la cui data è ancora da definirsi ma prevista tra il 15 aprile ed il 15 giugno, è tutt’altro che scontato. Con l’avvicinarsi della scadenza, la rosa di candidati si delinea via via più chiaramente. Tuttavia, coloro in corsa per l’ambita carica dovranno includere nei propri programmi delle strategie volte a massimizzare il rapporto tra politica ed amministrazione, ormai sempre più riconosciuto come lo strumento chiave per assicurare il raggiungimento degli ambiziosi obbiettivi che una città come Milano intende raggiungere.

Indipendentemente da chi sarà eletto e dal grado di innovazione delle sue proposte, sarà quindi cruciale il ruolo giocato dai manager del pubblico nell’individuare, implementare e dirigere le operazioni che giorno per giorno porteranno alla realizzazione dei vari progetti per la città.

Si è parlato spesso negli ultimi tempi del rapporto tra politici e vertici dell’amministrazione, in particolar modo della necessità di maggiore autonomia di questi ultimi. La politica dovrebbe fissare gli obbiettivi, lasciando poi ai manager il compito di delineare la strategia più adatta per raggiungere l’obbiettivo nel modo più efficace. Tuttavia, le due forze guida che delineeranno il futuro di Milano (quella politica, e la sua controparte amministrativa), non smettono di guardare l’un l’altra, consigliandosi reciprocamente sul modo migliore per dar vita ad una proficua cooperazione.

Abbiamo partecipato all’incontro con uno dei quattro candidati alle primarie del Partito Democratico, Francesca Balzani, approfittandone per chiederle quali siano, a suo avviso, le tre qualità che un buon manager pubblico dovrebbe avere.

Secondo la vicesindaco del comune di Milano la prima caratteristica che non può mancare è quella della “competenza”, intesa come capacità di guardare non solo alle dinamiche locali o nazionali, ma anche a quelle di carattere europeo che al giorno d’oggi non possono e non devono esser ignorate. Se davvero il settore pubblico italiano intende portarsi alla pari di quelli degli altri paesi europei, esso deve privilegiare manager in grado di guardare alle dinamiche transnazionali, capace di imparare da queste ultime.

Venendo alla seconda caratteristica, troviamo uno dei temi più controversi e discussi: maggior autonomia e minor dipendenza dalla politica. Inutile rimarcarne i benefici. In quanto professionisti i manager devono avere la possibilità di esercitare le proprie funzioni con il giusto grado di indipendenza, così come fanno i loro corrispettivi del settore privato. Le parole chiave sono “lavoro per la collettività, non per il politico di turno”.

Infine, la terza caratteristica riguarda la capacità e, soprattutto, la voglia di innovare. I manager del pubblico non devono esser conservatori. Ripensarne il ruolo non implica solo ridefinire il rapporto con la politica, ma anche individuare un orientamento ed una propensione che permetta loro di lavorare per la collettività, stando al passo con le tempistiche che le nuove sfide oggi emergenti esigono. Sguardo al futuro, flessibilità e predisposizione al cambiamento sono qualità chiave dalle quali non si può più prescindere.

Le parole della vicesindaco Francesca Balzani ci fanno ben sperare e sembrano indicare come anche la politica milanese stia ormai comprendendo la necessità di riformare la pubblica amministrazione ed i suoi vertici. Tre spunti di riflessione che possono fornire da stimolo ed incentivo nell’animare l’affezione verso la politica e la pubblica amministrazione, rendendo studenti e cittadini ancor più motivati ad applicare le loro qualità e competenze, trovando una propria identità per e nella città in cui essi vivono.

 

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Amministrative: il punto di nextPA

di Vittorio Graziano.

Un ringraziamento speciale a Silvia Profeti, Antonio Pepe e Francesca Doniselli per il prezioso aiuto.

Cari lettori di nextPA, come avete potuto notare la rubrica “Il Venerdì di NextPA” non è uscita ieri pomeriggio come da consuetudine. La settimana appena passata, infatti, ha visto un solo grande argomento imporsi su tutti i media e all’attenzione dell’opinione pubblica: le elezioni regionali e amministrative.
Inoltre, proprio per permettere il miglior svolgimento possibile delle elezioni e della campagna elettorale, anche Camera e Senato si sono fermati per una settimana lasciando liberi senatori e deputati di sostenere i candidati dei propri partiti in tutta Italia.

Non abbiamo quindi potuto raccontarvi i fatti politici della settimana, ma allo stesso tempo non potevamo non parlare delle elezioni regionali. NextPA è un’associazione apolitica di studenti bocconiani accomunati dall’interesse verso la pubblica amministrazione e le elezioni di questi giorni andranno ad eleggere delle figure importantissime proprio per la pubblica amministrazione quali presidenti di regione e sindaci. Sono queste infatti figure fondamentali per una buona Pubblica Amministrazione, poiché ricoprono posizioni di comando all’interno di regioni e comuni e di fatto ne orientano e dirigono l’organizzazione.

Certo oltre alle elezioni questa settimana sono avvenuti anche altri avvenimenti molto importanti, tra i quali gli arresti dei dirigenti FIFA, la precaria situazione del debito greco che sembra oscillare ancora di più e tante altre cose ancora. Ma in quanto associazione orientata alla PA ci sentiamo di soffermarci su questo specifico argomento.
Le elezioni sono sia comunali (si vota in più di 700 comuni), che regionali (7 regioni), ma a causa dell’ polverone e delle critiche arrivate alle liste di candidati presentate dai partiti, ci vorremmo concentrare sulle elezioni regionali.
Si vota in 7 regioni: Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Campania e Puglia. Le varie regioni sono assai differenti tra di loro, ognuna con le proprie peculiarità e necessità ed ognuna con diverse prospettive future. Passiamo da regioni modello per la sanità ed all’avanguardia per i trasporti a regioni totalmente allo sbando. Le bandiere politiche dei partiti che hanno governato le regioni sono di tutti i colori, dalla Lega Nord a Sel, dal Pd aPiù precisamente il Veneto è governato dalla Lega Nord, Toscana, Liguria, Umbria e Marche dal Pd, la Campania dal Pdl e la Puglia da Sel.

In questo articolo non vogliamo soffermarci su una regione in particolare, o su un candidato o partito, ma vogliamo affrontare un tema comune a tutte le regioni ed in generale alla politica italiana, cioè la necessità di maggiore onestà da parte dei suoi rappresentanti. Nessuno può negare la scarsa trasparenza della classe politica italiana e le decine di scandali degli ultimi anni ne sono l’esempio chiaro e lampante. Comuni, regioni e Stato italiano hanno bisogno di rappresentanti seri, preparati e soprattutto onesti, altrimenti la Pubblica Amministrazione non potrà mai migliorare in maniera decisiva a vantaggio del cittadino.

Vista questa necessità non possiamo accettare la presenza di candidati non esattamente “puliti” all’interno di qualsivoglia partito o lista. La prima necessità per lo sviluppo italiano è la lotta alla corruzione e bisogna essere intransigenti. La lista degli impresentabili stilata dall’antimafia può essere indicativa al riguardo. Tutti gli “impresentabili” indicati nella lista dell’antimafia sono un problema vero e grave per la politica italiana. Non vogliamo fare i giustizialisti e neanche giudicare le vite e le scelte dei singoli candidati, ma non possiamo non mettere a fuoco il problema.
Alcuni ministri e commentatori politici hanno detto che le polemiche di questi giorni non “ aiutano i cittadini a sentirsi vicini alla politica ed alla gestione del territorio” dando quasi la colpa della disaffezione alle polemiche sorte intorno a questi candidati, come se il distacco tra cittadino e politica fosse dovuto alla cattiva pubblicità e non all’assenza delle amministrazioni in tanti contesti della vita giornaliera del cittadino; come se fosse il clamore mediatico e non l’assenza di strutture ospedaliere efficienti o trasporti ben organizzati ad allontanare politica e cittadini.
Inserire nelle liste degli “impresentabili” come anche altri candidati con alle spalle storie non del tutto chiare, non può essere accettato poiché rappresentano un rischio per regioni e comuni. Un rischio di corruzione, inefficienza e sprechi ma anche di collusione con le organizzazioni criminali quali mafia, camorra e ndrangheta con tutte le devastanti conseguenze di una collusione del genere.
L’Italia si trova da diverso tempo in un impasse da cui sembra non riuscire ad uscire. L’unica base solida e forte che può garantire il rialzarsi dell’Italia è una politica sana e non corrotta o collusa in grado di imprimere, fianco a fianco con i manager pubblici, l’accelerazione di cui il sistema paese necessita.

In questo, nextPA è in prima linea, ora e sempre, per garantire all’Italia una Pubblica Amministrazione sempre migliore, e con essa un migliore futuro per tutto il paese.