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Giovani, lavoro e territorio: come metterli a fattor comune?

di Federica Bandera e Silvia Profeti.

Ormai da mesi non passa giorno senza sentir parlare di (dis)occupazione giovanile, alla TV, alla radio, al bar o sul treno. Che si comparino i dati degli ultimi due, sei, dodici mesi, che si discuta di quali sono i nuovi lavori dell’epoca 2.0, notiamo però che una dimensione manca spesso nel dibattito pubblico sull’occupazione: la dimensione geografica.

Quali sono le prospettive fornite oggi ai nostri coetanei e ai giovani liceali? Il focus è sempre sull’estero, sull’internazionalizzazione. Il problema è che molte giovani menti partono per cercare un impiego all’estero, con condizioni contrattuali più attrattive di quelle offerte nel nostro Paese, e poi non tornano più. Eppure, come ci è capitato di leggere qualche giorno fa in un articolo, si può anche partire per imparare e ritornare ad arricchire il tessuto sociale ed economico locale. In poche parole, sembra che la partenza sia per noi giovani uno step imprescindibile ai fini di una crescita personale e professionale: cosa succede allora a chi non può permetterselo? Questa secondo noi è una domanda che in molti dovrebbero farsi, da Nord a Sud: la dimensione locale e le periferie sono oggi sempre più trascurati, a discapito di coloro che rimangono nel proprio territorio di origine.

Questo è il principale motivo che otto mesi e cinque riunioni fa ci ha spinte, insieme ad altri sei associati, a partecipare al nostro primo bando pubblico in collaborazione con il Comune di Tradate ed altri attori del mondo pubblico e privato. Il tema? Politiche giovanili, a livello provinciale.

La rete si è proposta di disegnare una serie di iniziative ed attività che dessero a tutti un’opportunità, che fosse all’estero o sul territorio, accademica o professionale. Il minimo comun denominatore delle iniziative? Far incontrare domanda e offerta di lavoro nella provincia di Varese, supportando i giovani nello sviluppo di competenze tecniche e relazionali, rispendibili sul mondo del lavoro. Il Varesotto ben si presta a questo progetto, avendo energia e spirito imprenditoriale da vendere: solo nel 2014, per esempio, nei 5 Comuni coinvolti nella rete sono state avviate ben 729 imprese da giovani tra i 19 e i 30 anni.

Lo scorso Aprile è quindi iniziato un percorso che ci ha permesso d’interagire con funzionari pubblici ed imprenditori locali, toccando con mano la realtà che pochi mesi prima avevamo studiato sui libri. Le impressioni derivanti dai primi approcci sono così riassumibili: troppi documenti e processi decisionali lenti, ma tanta forza di volontà e determinazione nel portare a termine un progetto che cambiasse la percezione dei giovani verso la Pubblica Amministrazione locale e portasse un risultato concreto in termini di risorse per attuare nuove politiche pubbliche.

Il percorso che ha portato alla redazione del progetto finale è stato lungo e complesso per diversi motivi tra cui la numerosità degli attori coinvolti e la loro eterogeneità, ognuno con un diverso approccio di lavoro e punto di vista. Difficoltosa, quindi, è stata la produzione di documenti che fossero condivisi con tutti e da tutti: le motivazioni a supporto delle tesi proposte erano spesso differenti e non sempre empiricamente validate. La ricerca di dati quantitativi e prove empiriche quali testimonianze, infatti, è stata un nodo focale della discussione. Ex-post riteniamo che questo sia stato uno dei punti che hanno maggiormente contribuito al successo ottenuto. A rallentare il processo, però, non è stata solo questa ricerca ma anche lo scarso numero d’incontri e confronti, dovuti alla distanza geografica degli attori: per mantenere i contatti niente Skype, videoconferenze o piattaforme di condivisione dei documenti, solo scambio di e-mail. Il mondo pubblico ha bisogno di nuovi strumenti per l’interazione tra amministrazioni e con la società civile.

Da questa esperienza abbiamo imparato che ci sono ancora molti aspetti che la PA italiana può migliorare, tra cui una migliore suddivisione dei compiti e maggiore attenzione ai dati utilizzati per l’analisi di un problema, ma anche che ci sono Dirigenti con la D maiuscola e con la giusta determinazione per raggiungere gli obiettivi. Abbiamo apprezzato molto, infatti, che il nostro team fosse coinvolto per dei pareri sui contenuti dell’analisi dei bisogni e delle soluzioni proposte: non è esistita alcuna barriera intergenerazionale. La voglia di interagire con i giovani e di mettersi a loro disposizione per aiutarli a crearsi delle opportunità ci ha mostrato che esiste davvero un’istituzione “pubblica” che agisce per soddisfare i bisogni latenti della società.

Il racconto della nostra esperienza è un regalo che vi abbiamo voluto fare nella speranza che facciate vostro questo messaggio: in Italia esiste una Pubblica Amministrazione che sa mettere a fattor comune giovani e territorio, lavora per e con la società civile ed è guidata da persone di valore, che cercano ogni giorno di portare un cambiamento concreto.

La mancanza di una barriera tra mondo pubblico e privato e la collaborazione intergenerazionale sono quindi stati gli elementi che hanno portato alla vincita del bando e delle risorse finanziarie necessarie per l’attivazione delle iniziative presentate.

E come ha detto la cara Mariella, dirigente capofila del progetto, “auguri a tutti per un 2016 ricco di prospettive interessanti”!

 

Federica Bandera – @ffedericabander

Silvia Profeti – @Silvia_Profeti

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