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Berta Cáceres: una vita di attivismo per il suo popolo e la sua terra in Honduras

di Antonio Pepe.

L’attivismo e la determinazione dimostrati da Berta Cáceres per la preservazione delle risorse naturali come patrimonio comune delle popolazioni indigene dell’Honduras ci ha portato a designarla personaggio del mese di nextPA per aprile. L’impegno di Berta Cáceres e della popolazione indigena dei Lenca per la difesa del Rìo Blanco, ritenuto sacro dai Lenca e fonte di sostentamento per loro, dimostra che nessun interesse economico si può anteporre alla libertà delle persone che vivono in quel territorio.

Berta Cáceres era un’attivista ambientalista dell’Honduras uccisa il 3 marzo 2016 durante la notte da alcuni soggetti armati, di cui finora non si conosce ancora l’identità. Nata nel 1973, Berta Cáceres  aveva co-fondato a soli venti anni, come studentessa attivista, il Council of Popular and Indigenous Organization of Honduras (COPINH), un comitato impegnato nella difesa al diritto delle popolazioni indigene dei Lenca, situate nella zona sudovest dell’Honduras e dell’est di El Salvador, ad avere accesso alle risorse di prima necessità come l’acqua. Per il suo impegno Berta Cáceres aveva ricevuto il Goldman Prize nel 2015, il più alto riconoscimento a livello internazionale per chi si occupa di difesa dell’ambiente creando un ampio movimento di massa contro ogni genere di abuso da parte di  interessi privati.

A partire dal 2011, il COPINH si era mobilitato poiché la popolazione Lenca non aveva avuto il diritto di esprimersi sulla costruzione della diga di Agua Zarca sul Rìo Blanco, in contrasto da quanto previsto dalle linee guida della World Bank e riconosciuto dalle convenzione sui diritti delle popolazioni indigene. Il governo nazionalista, insediatosi a seguito di un golpe, aveva concesso nel 2010 diritti per la costruzione di ben 47 dighe per tutto l’Honduras. Tali concessioni sono state però condotte senza una gara trasparente e aperta e senza consultare le popolazioni locali, che avevano il diritto di esprimere il proprio dissenso.

Il COPINH ha anche intrapreso una serie lotta con le compagnie multinazionali assegnatarie delle concessioni, che non si mostravano disposte a rinunciare al progetto. Il risultato ottenuto fu di allontanare alcuni di questi investitori dalla costruzione delle dighe e a disincentivare il supporto della World Bank’s  International Financial Corporation per questo genere di opere, sebbene la FMO, banca di sviluppo intenazionale danese, abbia continuato a supportare alcuni di questi progetti.

Berta Cáceres ha pagato in prima persona la sua opposizione alla costruzione delle dighe: minacce di violenze sessuali e di rapimenti sono stati rivolte a sua madre e a lei stessa e ai 4 figli, 2 dei quali sono stati costretti a lasciare l’Honduras per ragioni di sicurezza. Berta Cáceres ha sempre ritenuto che i responsabili delle minacce fossero la polizia honduregna e la sicurezza privata ingaggiata da varie imprese. A loro attribuiva anche la responsabilità per la morte di numerosi attivisti e leader del movimento COPINH, nonché di un ragazzo di 15 anni, un giovane agricoltore lenca, scomparso e poi ritrovato morto e torturato nelle campagne. Berta Cáceres è stata rinchiusa in carcere ed è stata sottoposta alla limitazione della liberà di circolazione a seguito di accuse assolutamente infondate. Per ben due volte il governo l’ha infatti accusata: prima per il possesso illegale di armi, poi per aver incitato il popolo a commettere crimini e a violare la proprietà pubblica e privata. Inoltre, sebbene inserita nella lista delle persone in Sud-America in pericolo di vita da parte dell’ Inter-American Human Rights Commission, il governo non ha mai implementato le misure necessarie per garantire una sua maggiore protezione, lasciandola in preda alla paura e alle minacce.

Il caso di Berta Caceres non è purtroppo unico nel suo genere in Honduras, dove nel periodo 2002-2014 sono stati uccisi ben 111 attivisti ambientali, di cui 12 solo nel 2014. Sebbene sia prioritario per il governo dell’Honduras adottare misure contro tali avvenimenti, questo sembra essere incapace e non realmente disposto a cooperare per implementare tali misure. La corruzione diffusa ed il fatto che due terzi della popolazione vivano al di sotto della soglia di povertà sembrano rendere ancora più difficile un reale cambiamento sociale e politico. Ed è proprio in questo contesto così difficile e rischioso che è necessario ricordare lo sforzo di Berta Cáceres, la quale è riuscita ad unire un’intera popolazione, trasmettendo il messaggio che un futuro migliore ci potrà essere solo se la cittadinanza coopererà e lotterà unita.

 

Antonio Pepe. laureando nel Corso di Laurea Magistrale in Economia e Management delle Amministrazioni Pubbliche e delle Istituzioni Internazionali, è associato in nextPA dal 2013.

Riproduzione riservata © nextPA

Bibliografia

Berta Cáceres, Wikipedia

HOW MANY MORE? 2014’s deadly environment: the killing and intimidation of environmental and land activists, with a spotlight on Honduras – report from Global Witness, NGO che si occupa della denuncia dell’abuso dei diritti umani.

rossella orlandi agenzia entrate

Rossella Orlandi: nuove sfide per la lotta all’evasione

di Davide Biscontin.

 “Le tasse devono essere sinonimo di solidarietà e uguaglianza (…) questo Paese ha bisogno di normalità, non di malcostume. Bisogna riportare la legalità al centro dei rapporti (…) dobbiamo impegnarci a rendere più semplice il modo di pagare le tasse”

Come personaggio del mese nextPA ha scelto Rossella Orlandi, classe 1956, direttrice dell’Agenzia delle Entrate, uno degli enti più importanti dell’amministrazione pubblica italiana. Si tratta di un’agenzia pubblica che svolge le funzioni relative ad accertamenti e controlli di gestione dei tributi con l’obiettivo di garantire gli adempimenti degli obblighi fiscali da arte dei contribuenti.

Già dirigente generale della Direzione Centrale Accertamento dal 2006, Rossella Orlandi, laureata in Giurisprudenza, è stata nominata direttrice dell’Agenzia nel giugno 2014 succedendo ad Attilio Befera. Prima della nomina ha seguito di persona importanti inchieste note a livello nazionale riguardanti casi di evasione fiscale, collaborando con diverse Procure italiane e ottenendo brillanti risultati nel recupero del gettito fiscale e nell’evitare al meglio l’insorgere di reati tributari. Rilevante è anche il suo impegno fuori dai confini nazionali: nel 2008 la Orlandi ha guidato la delegazione italiana alla plenaria del Forum on Tax Administration del OECD, tenutosi a Città del Capo.

Tra gli altri incarichi, in quanto rappresentante dell’Agenzia delle Entrate del Piemonte, collabora ad un gruppo di lavoro con gli altri enti presenti sul territorio, per la lotta alla tratta degli esseri umani e la legalità. È altresì impegnata nel progetto promosso dal comune di Torino “Burocrazia zero” per la semplificazione dell’attività amministrativa a favore di cittadini e imprese.

Nel 2009 le è stata conferita l’onorificenza di Cavaliere Ordine al merito della Repubblica italiana. Ha preso parte ad importanti iniziative per potenziare la lotta all’evasione fiscale, soprattutto di grandi contribuenti, implementando tecniche di controllo e monitoraggio delle imprese di grandi dimensioni. Considerato il suo interesse per la legalità e per l’impegno sociale, durante la sua esperienza professionale si è occupata di molteplici progetti di educazione civica fiscale molto originali tanto da valerle un premio per la cittadinanza dalla sua città natale, Empoli.

Il ruolo dirigenziale di un’agenzia che si occupa di far adempiere gli obblighi fiscali in un paese con uno dei più elevati tassi di elusione e evasione fiscale non è affatto semplice (le stime si aggirano attorno a 120 miliardi stime Confindustria, 2015) e 180 mld (stima Corte dei Conte, 2015) di tasse evase). Per di più, in Italia si registra un livello di tassazione molto elevato rispetto alla media dei paesi europei che, coniugato con la recessione che ha attraversato in questi anni il paese, ha reso molto duro e impegnativo il lavoro dell’Agenzia delle Entrate. In ultimo, si aggiunge che da anni, in Italia, la disciplina fiscale è talvolta ambigua e aleatoria nei reati da sanzionare e nelle portata delle sanzioni.

Nonostante il difficile contesto sin qui descritto, la via intrapresa dalla direzione generale dell’Agenzia delle Entrate è sicuramente positiva dato che negli anni è stata capace di aumentare le entrate derivanti dal contrasto all’evasione, ha aumentato il gettito dal pagamento delle tasse, con il 2015 che segna incassi superiori al record del 2014, e ha introdotto delle innovazioni nel rapporto con il contribuente. In questo ultimo senso la dichiarazione dei redditi precompilata e un approccio di maggiore fiducia verso il contribuente nell’adempimento degli obblighi fiscali hanno sicuramente contribuito a dare un’immagine differente all’Agenzia e alla funzione svolta.

La direttrice dell’Agenzia delle Entrate ha manifestato grande indipendenza quando ha affermato che in Italia c’è un forte ambiguità sul tema dell’evasione, rammentando la questione in audizione alla camera e lamentando all’attuale Governo uno scarso appoggio nella lotta all’evasione con l’aumento del limite del contante a 3000 euro,  facendo innervosire non poco alcuni esponenti del Governo.

Sebbene gli sforzi dell’Agenzia e i problemi organizzativi della stessa, il lavoro necessario per ridurre l’ammontare di tasse e contributi che sfuggono al fisco è ancora lunghissimo, ma i risultati confermano il buon lavoro di questa amministrazione. Inoltre l’impegno con cui l’amministrazione, ovvero Agenzia e Guardia di Finanza, sta conducendo il proprio lavoro è di buon auspicio per il futuro.

La nostra associazione ha scelto Rossella Orlandi in quanto si ritrova a capo di un ente cruciale per la tenuta delle finanze pubbliche italiane. Un’agenzia che ha l’importante compito di massimizzare il gettito fiscale per lo stato italiano e di evitare al meglio qualsiasi forma di elusione del pagamento dei tributi. La direttrice Orlandi ha dimostrato la capacità di gestire  grandi responsabilità e  grande professionalità nell’amministrare un ente così complesso. La direttrice, inoltre, ha dimostrato non solo di essere una professionista molto competente ma si è distinta anche per il suo notevole impegno civico e sociale. Costituisce quindi un valido esempio per giovani che vorranno intraprendere una simile carriera.

 

Davide Biscontin, laureato triennale nel 2015 in Economia e  Management, frequenta il corso di laurea magistrale in Economia e Legislazione d’impresa all’Università Bocconi. È associato a nextPA fin dai primi mesi della sua fondazione nel maggio 2013.

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Bibliografia

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/20/evasione-fiscale-diversi-aspetti-di-un-grave-problema/2143763/

http://www.huffingtonpost.it/2016/01/20/orlandi-ambiguita-evasione_n_9025754.html

http://www.repubblica.it/politica/2015/10/26/news/fisco_contanti_franceschini_alfano_agenzia_entrate-125908803/

Tito Boeri: professionalità al servizio del paese

di Antonio Pepe.

Nato a Milano nel 1958, dottorato in economia alla New York University nel 1990, professore ordinario in economia del lavoro presso la Bocconi, fondatore del sito di informazione economica lavoce.info, dal dicembre 2014 Tito Boeri è presidente dell’INPS, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, ovvero il più grande ente pensionistico esistente ad oggi in Europa.

Con una lunga esperienza nell’ambito della ricerca e nell’ambito della politica economica delle politiche redistributive, Boeri rappresenta la persona più giusta per gestire l’istituto, la cui sostenibilità finanziaria è messa a dura prova dai diversi regimi contributivi avutisi in passato e dalle varie gestioni separate dei trattamenti pensionistici.

Da quando Boeri è alla presidenza dell’INPS molte cose sono cambiate: in primo luogo è stata avviata la campagna “Porte Aperte” che da quasi un anno continua a svelare i metodi di contribuzione di varie categorie di professionisti dai sindacati al clero, rivelando come in Italia ci siano molte categorie di soggetti che si sono avvantaggiati di trattamenti pensionistici specifici a danno dell’intero sistema. Dall’insediamento di Boeri l’INPS pubblica su base periodica i dati relativi alla cassa integrazione e all’occupazione rispetto ai contratti aperti nel periodo[1].

In ottobre, inoltre, l’INPS ha pubblicato la sua proposta per riformare il sistema pensionistico dal significativo titolo “Non per cassa, ma per equità”. I due elementi della proposta sono legati alla volontà di “abbattere la povertà, riducendola almeno del 50%, fra chi ha più di 55 anni di età e  garantire una transizione più flessibile dal lavoro al non lavoro e viceversa. Ma vi è anche un’aspirazione alla semplificazione della normativa e all’unificazione dei trattamenti contributivi e previdenziali fra gestioni diverse”. Le buone intenzioni non sono bastate perché Boeri propone anche di attuare le proposte dell’INPS rivedendo il sistema di misure assistenziali troppe e non tutte rivolte a chi si trova sotto la media dell’ISEE, visto che anche il “30% della popolazione con redditi più elevati percepisce istituti idealmente indirizzati a chi vive in condizioni di disagio economico”[2].

Il progetto certamente più importante è il quello lanciato la scorsa estate “La Mia Pensione -Progettare il futuro”: l’INPS ha infatti messo a disposizione di tutti i lavoratori il simulatore della futura pensione per permettere loro una scelta più consapevole su quando andare in pensione, ma soprattutto s ad aumentare il risparmio privato per compensare pensioni troppo basse. Sebbene tutto questo abbia creato meno clamore di quello che si pensava, rimane indicativo che tale simulatore non sia stato utilizzato soprattutto dalla fascia di coloro che più di tutti rischiano di vedere la loro pensione, ovvero i giovani sotto i 40 anni.

Nonostante l’assenza di risposta alla proposta di legge elaborata dall’Inps e alle continue istanze dell’istituto di sollecitare l’attenzione della politica sul tema pensioni, il presidente non demorde e combatte con tenacia per affermare delle questioni di importanza vitale per la società italiana e per continuare ad innovare l’istituto (vedi apertura a Riforma Madia).

 

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Fonti:

[1] Sito dell’INPS

[2] “Non per cassa ma per equità”, pag. 6, Tabella 1